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LAURENCE CHELLALI

VIXI

Da quando l’uomo si è civilizzato, si sostiene su riti che hanno lo scopo di aiutarlo a prevedere la sua eternità quale progetto possibile. Così è stato per mia madre ed il mio percorso di lutto, del quale desidero esprimere sia la complessità, sia l’evidenza attraverso 17 immagini …

Diciassette immagini, perché simbolicamente questo numero rappresenta la congiunzione tra il mondo materiale e spirituale (H. Blanquart). È anche, con i suoi multipli, il numero dell’ Ammirevole Sacramento citato da Sant’Agostino, ed il canone dell’equilibrio delle cose secondo Gâbir ibn Hayyân. Scritto in numeri romani, XVII è l’anagramma di VIXI che significa “ Ho vissuto”.

Il momento del lutto, questo passaggio, questa congiunzione tra la vita e la morte, l’accettazione della mancanza, ma anche la speranza che tutto andrà bene nell’aldilà è un momento d’intimità estrema che è comune a tutti. Queste immagini sono mie nella misura in cui rappresentano il mio concetto del mondo. Le immagini in movimento, mosse, in doppia esposizione mi permettono di dare rilievo a questa sensazione di ricerca di senso e anche la fragilità di questo tentativo. Tuttavia ,alla fine, esse si chiariscono e tendono verso la riconciliazione.

Rappresento simboli tratti dalla storia e cultura dell’uomo, che attingono ad una parte di verità universale e che non sono soltanto miei. C’è la tomba, il segno religioso, la terra, gli alberi, tutte tracce della coabitazione del visibile e dell’invisibile, del ringiovanimento cosmico. La strada rappresenta il cammino da percorrere. Il ponte, spazio-frontiera situato esattamente in mezzo alla serie fotografica deriva la sua fonte simbolica nella psicanalisi freudiana secondo la quale esso rappresenta il passaggio dall’aldilà alla vita, per poi ritornare nuovamente alla morte.

L’acqua è l’elemento di vita, la matrice originale, rigeneratrice e purificatrice, in molte civiltà oggetto di culto; di pellegrinaggio nell’induismo, ma anche simbolo di morte nell’antico Egitto e testi antichi riportano che i celti, depositavano le spoglie dei defunti in una barca. Il pesce, che risale dalla profondità, simbolo battesimale per eccellenza nella religione cristiana, ma anche di saggezza, rinascita e di perpetuazione dei cicli cosmici, per gli indù.

Infine, l’uccello in volo è l’emblema dell’anima che fugge dal corpo (rappresentato dall’oggetto rettangolare giallo), del messaggero celeste e portatore di pace , che conclude significativamente il racconto. L’immagine dell’uccello la cui direzione è orientata a sinistra vuole rappresentare l’anima di mia madre, che ritorna al passato. Oggi credo sia in me, e Lei abbia trovato la sua destinazione finale.

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Février 2013

Edizioni di 6 e 2 prove d’artista

Dimensioni : 43 x 29 cm

Grazie Mille a Renata Cervia per la traduzione del testo in italiano.

 

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